21 Novembre 2019
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assegni familiari
Gli assegni familiari spettano ai lavoratori dipendenti in attività, ai disoccupati indennizzati, ai lavoratori cassaintegrati, ai lavoratori in mobilità, ai lavoratori in malattia o in maternità e ai pensionati ex lavoratori dipendenti; spetta anche ai lavoratori con contratto a termine.-

Per averne diritto è necessario che il reddito familiare non superi determinati limiti, stabiliti ogni anno dalla legge; è costituito da quello del richiedente e di tutte le persone che compongono il nucleo familiare, prodotto nell'anno solare precedente; decorre dal I° luglio di ogni anno ed ha valore fino al 30 giugno dell'anno successivo.-


Ai fini del diritto all'assegno si considera la somma dei redditi complessivi assoggettati all'IRPEF di tutti i componenti, compresa la casa di abitazione,i redditi a tassazione separata, l'assegno di mantenimento corrisposto dal coniuge separato, le borse di studio, la pensione e l'assegno sociale, la pensione per invalidi civili per i ciechi e sordomuti, gli interessi di c/c su depositi bancari, gli interessi da BOT o CCT, e i proventi da investimento.-

Fanno parte del nucleo familiare: il coniuge anche se non convivente, i figli minorenni, i figli maggiorenni inabili, fratelli sorelle e nipoti inabili e familiari residenti all'estero di cittadino straniero (solo se esiste un rapporto di reciprocità con lo Stato di provenienza o sia stata stipulata una convenzione in materia di ANF).-

Per i nuclei familiari numerosi, composti cioè da almeno 4 figli o equiparati di età inferiore a 26 anni, si avrà diritto all'assegno al nucleo familiare oltre che per i figli minori anche per i maggiori di anni 18 (compiuti) ed inferiore a 21 anni purchè studenti o apprendisti.-
Non vanno considerati i redditi derivanti da pensioni di guerra, le rendite vitalizie INAIL, le indennità di accompagnamento, le indennità ai ciechi e ai sordi, le indennità di frequenza, i trattamenti di fine rapporto e gli arretrati delle integrazioni salariali.-

Per chi spetta:

Spetta per i componenti del nucleo familiare costituito dal richiedente, dal coniuge non legalmente separato, dai figli di età inferiore a 18 anni, da figli maggiorenni inabili, dai fratelli sorelle e nipoti collaterali del richiedente, minori di età o maggiorenni inabili purchè orfani.-

Una delle condizioni per il diritto, oltre a quella del limite di reddito è che almeno il 70% del reddito complessivo dell'intero nucleo familiare sia costituito da redditi da lavoro dipendente o da pensione liquidata a carico dei fondi dei lavoratori dipendenti.-

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Art. 1 del decreto-legge 24 aprile 2014, n . 66 - Riduzione del cuneo fiscale per lavoratori dipendenti e assimilati (restituzione di 80 euro di irpef).
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Maternità, Allattamento e Congedi
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L'art. 32 del D.Lgs. 151/2001 e l'art. 7 del D.Lgs. 80/2015
1. Per ogni bambino, nei primi 12 anni di vita, ciascun genitore ha diritto di astenersi dal lavoro. I relativi congedi parentali dei genitori non possono complessivamente eccedere il limite di dieci mesi. Nell'ambito del predetto limite, il diritto di astenersi dal lavoro compete:
a) alla madre lavoratrice, trascorso il periodo di congedo di maternita', per un periodo continuativo o frazionato non superiore a sei mesi;
b) al padre lavoratore, dalla nascita del figlio, per un periodo continuativo o frazionato non superiore a sei mesi, elevabile a sette nel caso di cui al comma 2;
c) qualora vi sia un solo genitore, per un periodo continuativo o frazionato non superiore a dieci mesi.
2. Qualora il padre lavoratore eserciti il diritto di astenersi dal lavoro per un periodo continuativo o frazionato non inferiore a tre mesi, il limite complessivo dei congedi parentali dei genitori e' elevato a undici mesi.
3. Il congedo parentale spetta al genitore richiedente anche qualora l'altro genitore non ne abbia diritto.
4. Il congedo parentale può essere utilizzato in modo continuativo o frazionato: mesi, giorni o "su base oraria". Ai fini della fruizione frazionata si calcolano anche i giorni festivi che ricadono all'interno del periodo a mento che non siano interrotti dal rientro al lavoro del dipendente. Ciò non significa che immediatamente dopo un periodo di congedo non possano essere ammessi periodi di ferie o di fruizione di altri permessi. Vuol dire che due differenti frazioni di congedo, intervallate da un periodo di ferie, comportano il calcolo come congedo anche dei festivi e dei sabati cadenti subito prima o subito dopo le ferie, a meno che non ci sia il rientro in servizio del lavoratore.
Permessi lavorativi Legge 104/1992
In base alla normative in vigore hanno diritto ai permessi lavorativi retribuiti (con diverse modalità, criteri e condizioni):
- la madre lavoratrice, o - in alternativa - il lavoratore padre, entro i primi tre anni di vita del bambino;
- la madre lavoratrice, o - in alternativa - il lavoratore padre, dopo il compimento del terzo anno di vita del bambino disabile e poi a seguire nella maggiore età;
- i parenti e gli affini che assistono la persona disabile non ricoverata in istituto.
Permessi per diritto allo studio
Tali permessi sono concessi ai dipendenti a tempo indeterminato e a tempo determinato (con rapporto di lavoro a tempo determinato di durata non inferiore a sei mesi continuativi, comprese eventuali proroghe) nella misura massima di 150 ore ad anno solare e nel limite massimo del 3% del personale in servizio a tempo indeterminato all'inizio di ogni anno.
Permessi orari retribuiti per particolati motivi personali o familiari e Permessi per assenze per l'espletamento di visite, terapie, prestazioni specialistiche od esami diagnostici.
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